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Padiglione Etiopia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia
Il Padiglione Etiopia alla 61. Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia presenta “Shapes of Silence”, una mostra di Tegene Kunbi (1980, Addis Abeba), a cura di Abebaw Ayalew, aperta al pubblico dal 9 maggio al 22 novembre 2026 nella prestigiosa cornice di Palazzo Bollani.
Culmine dei trent’anni di pratica artistica di Tegene Kunbi, Shapes of Silence esplora il silenzio come condizione sociale e politica attraverso una nuova serie di opere che mette in dialogo astrazione, tessuti e assemblage. Lavorando con la pittura come archivio materiale stratificato, l’artista indaga il silenzio non come un’assenza, ma come uno spazio carico, plasmato dalle aspettative culturali e dalla storia materiale.
Il silenzio emerge quindi non come una semplice vacuità, ma come uno spazio di moderazione, tensione e negoziazione etica. Questo spazio è anche profondamente politico, poiché il diritto di parlare e di interpretare è distribuito in modo diseguale secondo binari sociali e politici radicati: gli uomini sulle donne, il centro sulla periferia, il sacro sull’ordinario. Chi si trova nella parte svantaggiata è privato dell’autorità discorsiva, rendendo il silenzio una condizione politica controversa.
Nell’opera di Tegene Kunbi, la dimensione politica emerge nella scelta dei materiali: la sua pratica invita queste asimmetrie a entrare nel campo pittorico. I suoi dipinti uniscono tessuti di provenienza e significato fortemente contrastanti: tessuti lavorati a mano dalla madre accanto a tessuti industriali prodotti per i mercati africani; indumenti sacri utilizzati in contesti religiosi accanto a materiali di uso comune destinati alla produzione di materassi. Attingendo alla diversità culturale dell’Etiopia, un tempo definita da Carlo Conti Rossini come un “museo dei popoli”, Kunbi incorpora anche le tradizioni tessili di diverse regioni, dove l’abbigliamento e i costumi hanno storicamente segnato l’autonomia culturale e politica, facendo convergere queste pratiche distinte in un campo visivo condiviso. Ogni materiale porta con sé storie specifiche di impegno, credenze e posizionamento politico. Una volta assemblati sulla superficie pittorica, queste categorie si frammentano e la pittura diventa uno spazio in cui materiali socialmente e culturalmente distinti sono chiamati a convivere e a dar vita a una nuova negoziazione.
Promossa dal Ministero del Turismo Etiope in collaborazione con l’Ambasciata di Etiopia in Italia, Shapes of Silence segna la seconda partecipazione del Paese alla Biennale di Venezia, dopo il debutto nel 2024, sottolineando l’impegno dell’Etiopia nella promozione dell’arte contemporanea e del dialogo culturale internazionale.
La mostra è realizzata anche grazie al sostegno di Primo Marella Gallery, galleria d’arte con sede a Milano e Lugano che rappresenta l’artista.