Collezione Jocelyne e Fabrice Petignat

Il MASI Lugano ha ricevuto in donazione l’intera Collezione di Jocelyne e Fabrice Petignat. La raccolta, che conta oltre 650 opere, riflette le diverse tendenze dell’arte contemporanea internazionale, con un’attenzione particolare al panorama artistico svizzero degli ultimi 40 anni. Distinguendosi per un carattere intimo e personale e composta perlopiù da lavori su carta ed edizioni dai formati medi e piccoli, la Collezione Petignat è frutto di quarant’anni di ricerca sul campo e di una fitta rete di relazioni personali. La passione per l’arte di Jocelyne e Fabrice Petignat li ha, infatti, sempre spinti a stabilire rapporti profondi e duraturi con gli artisti e le artiste, che spesso hanno conosciuto a inizio carriera.

Tra i primi sostenitori della videoartista Pipilotti Rist, all’inizio degli anni Novanta i Petignat hanno saputo infatti apprezzare il lavoro di artisti e artiste come Vanessa Beecroft, Miriam Cahn, Nan Goldin, Jamie Reid e Wolfgang Tillmans. Grazie a questo approccio, la raccolta include quindi alcune delle prime e rare opere di figure che si sono poi affermate a livello internazionale. Nella collezione non mancano poi nomi di personalità come Marina Abramović, Alighiero Boetti, Christian Boltanski, Heidi Bucher e Maurizio Cattelan. Tematiche come l’avvento della videoarte, il femminismo, l’influenza del punk nell’arte visiva e il rinnovamento della pittura contemporanea sono tra i principali focus intorno a cui è cresciuta la collezione negli anni.

L’integrazione della Collezione Petignat nelle raccolte del MASI avverrà attraverso un processo graduale, che permetterà l’archiviazione e lo studio delle opere al fine di poterle valorizzare al meglio. A questo scopo, a partire dallo scorso ottobre, due sale di Palazzo Reali sono utilizzate per inventariare le opere.

YOU ARE HERE. Central Asia

Dal 24 ottobre 2024 al 13 aprile 2025, Fondazione Elpis presenta la mostra collettiva YOU ARE HERE. Central Asia, una vibrante costellazione di visioni artistiche provenienti dall’Asia Centrale, a cura di Dilda Ramazan e Aida Sulova.

Due anni dopo la mostra HAZE – Contemporary Art From South Asia che ha inaugurato gli spazi espositivi di Fondazione Elpis nell’ottobre 2022, YOU ARE HERE. Central Asia offre una panoramica sulla produzione artistica contemporanea di quattro paesi dell’Asia Centrale – Kirghizistan, Kazakistan, Tagikistan e Uzbekistan – e riflette sul significato di identità, appartenenza, autoidentificazione e autodeterminazione, in un mondo segnato da migrazioni e spostamenti. In mostra le pratiche consolidate ed emergenti di 27 artisti e artiste di diverse generazioni che spaziano tra pittura, scultura, video, fotografia, performance, opere tessili e installazioni site specific.

Allestita lungo i tre piani della Fondazione e frutto di un percorso di ricerca svolto sul territorio asiatico, la mostra presenta le opere e le produzioni più recenti di Munara Abdukakharova, Aïda Adilbek, Chyngyz Aidarov, Aika Akhmetova, Vyacheslav Akhunov, Said Atabekov, Medina Bazargali, Azadbek Bekchanov, Bakhyt Bubikanova, Ulan Djaparov, Saodat Ismailova, Anna Ivanova, Kasiet Jolchu, Daria Kim, Jazgul Madazimova, Yerbossyn Meldibekov, Gulnur Mukazhanova, Nurbol Nurakhmet, Rashid Nurekeyev, Qizlar, Marat Raiymkulov, Sonata Raiymkulova, Alexey Rumyantsev, Zhanel Shakhan, Temur Shardemetov, Ester Sheynfeld ed Emil Tilekov.

La Chola Poblete. Deutsche Bank Artist of the Year 2023

Dal 13 settembre al 20 ottobre 2024 il MUDEC di Milano presenta con Deutsche Bank e in collaborazione con 24 ORE Cultura la mostra Guaymallén dell’artista argentina La Chola Poblete, vincitrice nel 2023 del prestigioso premio internazionale “Artist of the Year” che la Banca dedica all’arte contemporanea, e di recente premiata con una menzione speciale per il suo contributo alla 60a Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia.

La mostra è a cura di Britta Färber, Global Head of Art & Culture di Deutsche Bank.

Artista, performer e attivista per i diritti LGBTQ+, nel suo lavoro La Chola Poblete (1989) esamina in modo critico le conseguenze del colonialismo e della supremazia bianca nel suo Paese, l’Argentina. Attraverso differenti media come scultura, pittura, performance, disegno, acquarello e fotografia, riflette sulle sue radici indigene e queer e si oppone alla stereotipizzazione e all’esotizzazione delle popolazioni indigene confrontandosi con il ruolo storico di donne, travestiti e transessuali, espressioni della femminilità prese di mira o emarginate dalle strutture di potere religiose e patriarcali.

A questi temi si associa una riflessione più ampia che riguarda la posizione dell’artista nel mondo dell’arte in relazione alla sua identità (trans, indigena) e il ruolo delle istituzioni occidentali nel determinare i canoni di ciò che chiamiamo “arte”, un processo che non è solo un prodotto storico ma dipende attivamente da determinate condizioni ideologiche e post-coloniali.

Per Guaymallén l’artista ha progettato uno spazio che si riferisce allo stile architettonico del barocco andino, ridisegnando gli ambienti di Mudec Photo come una straordinaria “chiesa del disegno” contemporanea, un luogo popolato da motivi e simboli religiosi, politici, erotici, pop-culturali e indigeni che si sovrappongono tra loro creando un ambiente immersivo dove storie di salvezza, vergini, martiri e antiche dee sono filtrate da una lente di auto-emancipazione, di guarigione e di reclamazione sovversiva.

Luigi Ghirri. Viaggi

A poco più di trent’anni dalla sua prematura scomparsa, il MASI Lugano dedica una importante mostra al fotografo italiano Luigi Ghirri (Scandiano, 1943 – Reggio Emilia, 1992). Figura pionieristica e influente pensatore della fotografia e del suo ruolo nella cultura moderna, negli anni Settanta e Ottanta Ghirri ha creato un corpus di opere senza eguali nell’Europa del suo tempo; una riflessione giocosa, poetica e profonda sul mezzo fotografico. Il progetto espositivo al MASI racconta la fascinazione di Ghirri per il viaggio – sia reale che immaginario. Attraverso un’accurata selezione di circa 140 fotografie a colori, per lo più stampe vintage degli anni Settanta e Ottanta provenienti principalmente dagli Eredi di Luigi Ghirri e dalla collezione dello CSAC di Parma, la mostra offre al pubblico l’occasione di scoprire non solo gli scatti più noti, ma anche quelli meno conosciuti.

Fin dai suoi primi progetti, all’inizio degli anni Settanta, Ghirri si è ispirato al viaggio, sia come concetto che come fonte di immagini, dalle gite domenicali nei dintorni della sua città natale, Modena, che egli definiva “avventure minime”, fino ai viaggi verso le mete turistiche più frequentate. Ghirri ha inoltre indagato l’idea stessa di viaggio attraverso fotografie di mappe, atlanti, pubblicità per il turismo e cartoline, nonché di turisti che si godono il panorama in vacanza. Le sue fotografie suscitano una riflessione sul modo in cui la fotografia sia arrivata sempre più ad inquadrare e condizionare l’esperienza di un luogo.

SOUL Festival di Spiritualità

Dall’alba alla sera, cinque giorni per fare esperienza dello straordinario nell’ordinario, con protagonisti d’eccezione dalla letteratura alla scienza, dalla filosofia alla musica, fino alla poesia: dal 13 al 17 marzo 2024 ha preso il via a Milano, in luoghi diversi della città, la prima edizione di “SOUL. Festival di Spiritualità”, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e dall’Arcidiocesi di Milano con il patrocinio del Comune di Milano. Un programma sorprendente con cinquanta incontri e appuntamenti sui temi della spiritualità – fra lezioni e dialoghi, spettacoli e concerti, performance artistiche, laboratori esperienziali, momenti meditativi, attività per le scuole – proposti attraverso la visione di tradizioni spirituali e discipline differenti, e sviluppati attorno al filo conduttore di questa edizione ‘meraviglia, la vigilia di ogni cosa’. Il festival è reso possibile grazie ai Main Partner Intesa Sanpaolo e Humanitas University, al Partner CFMT – Centro di Formazione Management del Terziario, al contributo di Fondazione Cariplo e Fondazione Rocca, e a Comieco, con la Media Partnership di Rai Cultura e TGR Rai.

Faccia a faccia

Sulla scia delle attività legate al centenario della nascita di Ernst Scheidegger (Rorschach, 1923 – Zurigo, 2016), il MASI Lugano apre la stagione espositiva 2024 con un tributo all’artista svizzero che ha scritto un capitolo della storia della fotografia.
Attivo come fotoreporter e collaboratore della rinomata agenzia Magnum Photos e al contempo assiduo frequentatore della scena artistica d’avanguardia parigina, Scheidegger è noto a livello internazionale per i ritratti d’artista – tra cui quelli diventati iconici di Alberto Giacometti, amico di una vita. Personalità sfaccettata e multiforme, Scheidegger è stato anche pittore, grafico, regista e, in seguito, gallerista ed editore.
La mostra al MASI ripercorre la produzione di questo straordinario fotografo attraverso un nucleo di oltre cento immagini composto da un’ampia scelta di scatti giovanili inediti del decennio 1945 – 1955 e dai celebri ritratti d’artista, realizzati su commissione dalla metà degli anni Cinquanta.
Il “faccia a faccia” tra Scheidegger e i protagonisti e le protagoniste dell’arte del Novecento si sviluppa in un dialogo spontaneo tra i ritratti fotografici e una selezione di importanti opere delle artiste e degli artisti di volta in volta immortalati.

Shahryar Nashat

Il MASI Lugano presenta la più grande mostra personale in Svizzera di Shahryar Nashat: “Streams of Spleen”. Per l’occasione, l’artista è intervenuto con un progetto site specific sullo spazio della sala ipogea del MASI stravolgendone completamente l’atmosfera. Le opere esposte – quasi tutte nuove produzioni – sono messe in relazione con l’architettura modificata e danno vita a un ambiente multisensoriale coeso, un’unica grande installazione che il pubblico è invitato ad esplorare. Nel lavoro di Shahryar Nashat il corpo umano, le sue percezioni e rappresentazioni svolgono un ruolo centrale. Attraverso video, sculture e installazioni, l’artista crea esperienze sinestetiche che evocano emozioni e stati d’animo difficili da esprimere razionalmente. Evitando interpretazioni definitive, Nashat esplora tematiche come il desiderio, la mortalità, l’istinto animale e l’arte stessa, sfere che sfuggono a una comprensione completa. Artista attento a come l’arte viene presentata e fruita nei contesti istituzionali, Nashat spesso interviene più o meno esplicitamente sullo spazio espositivo mettendo in luce i meccanismi, le contraddizioni e la retorica che spesso accompagnano la presentazione dell’arte.

Gianluigi Colin. Post Scriptum

Dall’8 febbraio al 23 marzo 2024 BUILDING presenta “Gianluigi Colin. Post Scriptum”, una mostra personale a cura di Bruno Corà, che ospita una selezione di 34 opere inedite, realizzate appositamente per l’occasione: i dipinti di grandi dimensioni esposti mettono in luce la potenza espressiva dell’autore.
I lavori di Gianluigi Colin esposti in BUILDING e realizzati negli ultimi tre anni, sono il frutto di una ricerca concettuale iniziata nel 2011 e già confluita in alcuni progetti espositivi presentati a Milano, Roma e in altre città italiane. Da molti anni l’artista si concentra sul dialogo tra immagini e parole: in particolare, il centro del suo lavoro è il sistema dei media, la dimensione del tempo e il valore della Memoria.
Con Gianluigi Colin. Post Scriptum, l’artista presenta una nuova sequenza di opere astratte, cariche di sedimentazioni cromatiche, di striature ripetute, di campiture dilatate nello spazio. La particolarità di questi lavori risiede nella loro stessa tecnica d’origine: l’artista, infatti, si appropria di grandi tessuti utilizzati per pulire le rotative di quotidiani e di stabilimenti di arti tipografiche – un’operazione che mette in luce l’autenticità di questa ricerca concettuale, che si fonda e dialoga con la storia personale dell’artista.

Condensare l’infinito

Da martedì 16 gennaio a sabato 17 febbraio 2024, BUILDING TERZO PIANO presenta “Condensare l’infinito”, una mostra personale di Michele Ciacciofera a cura di Angelo Crespi, in collaborazione con il Museo MA*GA.
Il percorso espositivo negli spazi di BUILDING TERZO PIANO si configura con una serie di sculture in vetro soffiato policromo di Murano, alcune delle quali già esposte al Petit Palais di Parigi (Fiac 2019), e un dipinto di grande formato, The Translucent Skin of the Present (2015-2016), non solo di forte impatto estetico, ma che può essere considerato una sorta di manifesto visivo della poetica di Ciacciofera.
Le sculture — realizzate nella fornace Seguso Vetri d’Arte a Murano — fanno parte della serie Tales of the Floating World. Concepite come frammenti provenienti da un altro mondo, esse evocano, attraverso le loro forme organiche, l’universo umano e quello naturale, sia minerale sia animale. Queste opere si inscrivono nella ricerca dell’artista italiano — da molti anni residente in Francia a Parigi — intorno all’ambiguità formale tra i differenti regni del vivente, nel contesto delle attuali ipotesi delle “infra-vite”1 e del collasso globale. Esse proseguono la riflessione sulla questione temporale in cui le ipotesi di fine della civiltà modificano o sovvertono la relazione tra presente e passato, e in cui il tramonto sembra fondersi con le aurorali origini, e gli archetipi primordiali riemergono potenti da profondità ctonie o dall’imo dell’inconscio.

Opus liber

Dal 4 aprile al 18 maggio 2024 BUILDING TERZO PIANO presenta la mostra “Opus liber” a cura di Angela Madesani, un viaggio nella storia dell’arte attraverso il libro mediante una significativa scelta di libri-opera degli ultimi sessant’anni.
La mostra riunisce in un’unica sede una selezione di opere vere e proprie realizzate sotto forma di libro da artisti di fama internazionale, tra i quali: Vincenzo Agnetti, Yuval Avital, Carlo Benvenuto, Alighiero Boetti, Michele Ciacciofera, Daniela Comani, Marilisa Cosello, Fabrizio Cotognini, Thomas De Falco, Lucio Fontana, Sabrina Mezzaqui, Elena Modorati, Maurizio Nannucci, Luca Pancrazzi, Giulio Paolini, Elisabeth Scherffig, Serena Vestrucci, Giorgio Vigna.
Il libro-opera ha la caratteristica intrinseca di essere stato creato unicamente sotto la responsabilità dell’artista. Per tali motivi, ognuno di essi è un momento fondante della pratica speculativa e operativa degli artisti in mostra.