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	<title>Collezione Giancarlo e Danna Olgiati Archives - ddl |arts|</title>
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		<title>Prampolini Burri. Della Materia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[communication]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Jul 2025 08:35:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra Prampolini Burri. Della Materia esplora l’uso di materiale eccentrico rispetto al medium tradizionale della pittura, ponendo al centro una ricerca che attraversa l’intero Novecento italiano. Protagonisti di questa linea continua di sperimentazione sulle materie dell’arte sono Enrico Prampolini (Modena, 1894 – Roma, 1956) e Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995), entrambi attivi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mostra <em>Prampolini Burri. Della Materia</em> esplora l’uso di materiale eccentrico rispetto al medium tradizionale della pittura, ponendo al centro una ricerca che attraversa l’intero Novecento italiano.<br />
Protagonisti di questa linea continua di sperimentazione sulle materie dell’arte sono Enrico Prampolini (Modena, 1894 – Roma, 1956) e Alberto Burri (Città di Castello, 1915 – Nizza, 1995), entrambi attivi a Roma. Le ricerche sulla materia nelle sue molteplici modalità espressive verranno indagate attraverso circa 50 opere provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private internazionali. Dalle opere futuriste e polimateriche di Prampolini ai potenti lavori di Burri, il percorso espositivo metterà inoltre in luce come il ricorso alla materia abbia saputo dar voce alle inquietudini di un periodo storico complesso, manifestandone tutta la violenza e la carica trasgressiva. Mostra a cura di Gabriella Belli e Bruno Corà, in collaborazione con la Fondazione Burri di Città di Castello. Progetto allestimento di Mario Botta.</p>
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		<title>Yves Klein e Arman</title>
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		<dc:creator><![CDATA[ddlarts]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2024 15:13:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano inaugura la stagione autunnale 2024 con “Yves Klein e Arman. Le Vide et Le Plein”, un progetto espositivo inedito che mette a confronto per la prima volta l’opera dei due artisti francesi esponenti di punta del celebre movimento del “Nouveau Réalisme”. Nativi entrambi di Nizza e a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati di Lugano inaugura la stagione autunnale 2024 con “Yves Klein e Arman. Le Vide et Le Plein”, un progetto espositivo inedito che mette a confronto per la prima volta l’opera dei due artisti francesi esponenti di punta del celebre movimento del “Nouveau Réalisme”. Nativi entrambi di Nizza e a lungo sodali negli anni della loro gioventù, Yves Klein (Nizza, 1928-Parigi, 1962) e Arman (Nizza, 1928-New York, 2005) sono stati i protagonisti di un’intensa stagione dell&#8217;arte europea e internazionale di grande innovazione. In un affascinante “faccia a faccia” tra sessanta lavori, il percorso espositivo mette in luce, per la prima volta, due aspetti antitetici e complementari della poetica dei due maestri, ovvero<em> Le Vide et Le Plein</em>. La mostra, a cura di Bruno Corà, è realizzata in collaborazione con la Fondazione Yves Klein di Parigi. Il concetto dell’allestimento è firmato da Mario Botta.</p>
<p>Le <em>Vide et Le Plein</em>, il Vuoto e il Pieno: le due entità scelte da Yves Klein e da Arman per orientare la propria azione artistica trovano una definizione trasversale a epoche e culture, toccando discipline diverse, dalla fisica alla filosofia, dalla poesia all&#8217;immaginario popolare. Per Klein il <em>Vuoto</em>, in quanto qualità spaziale, si identifica anche con la dimensione poetica di &#8220;immaterialità” verso cui tende tutta la sua vicenda artistica, influenzata dalla filosofia Zen. Attraverso il concetto di <em>Plein</em> Arman esalta, invece, l’oggetto frutto della produzione industriale e ne duplica la presenza fisica fino alla saturazione.</p>
<p>Se Klein nel 1958 per la sua storica mostra <em>Le Vide</em> alla galleria di Iris Clert a Parigi lascia gli spazi espostivi completamente vuoti, come la <em>sukiya</em>, la “stanza del tè” giapponese, due anni più tardi Arman mette in atto, nella stessa galleria, un’operazione di segno opposto. L’artista riempie infatti lo spazio di detriti, oggetti e vecchi mobili, trasformandolo in una vetrina che il pubblico può osservare solo dall’esterno. “Se Klein con <em>Le Vide</em> opera un&#8217;innovativa contaminazione tra la cultura orientale e quella occidentale, aprendo un nuovo capitolo della sensibilità verso la realtà, Arman, con l&#8217;accumulazione di oggetti e rifiuti della realtà urbana sembra voler enfatizzare l&#8217;importanza dell&#8217;oggetto e il processo della quantificazione produttiva, portandolo alle estreme conseguenze della saturazione, quasi profetizzando le società consumistiche e del surplus dell&#8217;intero Occidente, e non solo” spiega il curatore Bruno Corà a proposito di<em> Le Vide et Le Plein</em>.</p>
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		<title>Balla ’12 Dorazio ’60. Dove la luce</title>
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		<pubDate>Wed, 15 May 2024 10:29:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La mostra “Dove la luce” è la storia di una straordinaria affinità elettiva, quella che unì due grandi maestri dell’arte italiana del Novecento: Giacomo Balla (1871-1958) e Piero Dorazio (1927-2005). Come suggerito dal titolo, ispirato ad una nota poesia di Giuseppe Ungaretti, il tema del confronto è la luce, quintessenza della vita, ma anche sfida [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La mostra “Dove la luce” è la storia di una straordinaria affinità elettiva, quella che unì due grandi maestri dell’arte italiana del Novecento: Giacomo Balla (1871-1958) e Piero Dorazio (1927-2005). Come suggerito dal titolo, ispirato ad una nota poesia di Giuseppe Ungaretti, il tema del confronto è la luce, quintessenza della vita, ma anche sfida perenne per gli artisti che con essa, da sempre, hanno dovuto misurare le proprie capacità espressive. È un racconto visivo, nato da un’idea di Danna Battaglia Olgiati e affidato a 47 capolavori creati attorno a due date: il 1912, anno in cui nascono le Compenetrazioni iridescenti di Balla ed il 1960 per le ben note Trame di Dorazio. “Quasi cinquant’anni passano tra le une e le altre, eppure ciò che seduce e ancora ci interroga di quel fenomeno luminoso, di cui queste opere sono interpreti e tributi, è il mistero che al di là di ogni verità scientifica sentiamo in tralice calamitare il nostro sguardo dentro le superfici” spiega Gabriella Belli, curatrice della mostra.</p>
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