La letteratura su Francis Picabia (1879-1953) è ancora sorprendentemente limitata rispetto alla sua fama e a quella dei suoi contemporanei, e raramente va oltre quanto già detto dalla critica. Figura complessa e spesso controversa, Picabia è ancora un artista su cui molto deve essere scoperto.

Celebre per aver detto che “per avere idee pulite bisogna cambiarle come le camicie”, ha attraversato Impressionismo, Cubismo, Fauvismo, Dadaismo, Surrealismo, Astrazione e infine l’Informale del dopoguerra. La sua costante resistenza all’appartenenza a un unico movimento gli permise di combinare liberamente tecniche, linguaggi e temi, dando vita a un corpus così vario ed eterogeneo da sembrare opera di più artisti diversi.

La monografia che accompagna la mostra curata da Anne Berest, scrittrice e proni-pote dell’artista, presenta oltre 150 opere provenienti da grandi collezioni pubbliche e private di tutto il mondo. Articolato in dieci sezioni, ciascuna ispirata al tema della notte come metafora della vita, il volume ripercorre in modo completo la carriera e lo stile eclettico di Picabia e offre un viaggio nella sua vita, in particolare nelle sue notti, poiché, come sottolinea Berest, “Picabia viveva di giorno e di notte, per vivere il doppio degli altri.”

Attraverso saggi critici, materiali d’archivio, apparati iconografici e approfondimenti tematici, il volume invita il lettore a immergersi nel mondo intimo, enigmatico e sorprendente di Picabia, restituendo la complessità di un autore che ha continuamente reinventato se stesso.