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Jannis Kounellis: Io sono un pittore
La Collezione Giancarlo e Danna Olgiati presenta “Jannis Kounellis: Io sono un pittore”. Il progetto espositivo, a cura di Vincenzo de Bellis, assume per la prima volta in modo sistematico e programmatico la pittura come principale chiave interpretativa dell’opera di Jannis Kounellis (Il Pireo, 1936 – Roma, 2017). Viene quindi proposta una prospettiva critica alternativa, più ampia e radicale, rispetto alla semplice ricezione dell’artista come uno dei protagonisti dell’Arte Povera, o come maestro dell’installazione e poeta della materia, come spesso è stato celebrato.
Punto di partenza e filo conduttore della mostra è una frase semplice, spesso ripetuta da Kounellis, “Io sono un pittore”: non la rivendicazione di una tecnica o di un formato, ma la dichiarazione di una postura nei confronti del reale. Il termine greco ζωγράφος (zogràphos) – pittore: colui che ‘scrive la vita’ – ha orientato l’intero progetto curatoriale. Kounellis ha dipinto sulla tela nel senso convenzionale solo per pochi anni della sua traiettoria artistica, ma poi ha per tutta la sua vita dipinto con il ferro, con il carbone, con il fuoco, con i sacchi di juta e il profumo del caffè. Ha dipinto con lo spazio, con il silenzio, con la memoria di una civiltà mediterranea che sentiva minacciata. Eppure, nessuna mostra aveva ancora assunto la pittura come lente interpretativa principale del suo lavoro, spiega Vincenzo de Bellis.
Il percorso negli spazi della Collezione Olgiati riunisce un corpus di oltre 35 opere di Jannis Kounellis, dalla fine degli anni cinquanta fino al 2016, inclusi alcuni lavori raramente esposti o inediti, come ad esempio Senza titolo (Omaggio a Van Gogh) del 1991 e la Rosa nera su carta con fondo spray argentato del 1966, presentata qui per la prima volta. La narrazione non segue un ordine cronologico, ma è costruita per temi – La pittura come linguaggio; La pittura come materia e peso; La pittura come memoria e silenzio; La pittura come scena e icona – che, come campi di forza comunicanti, sono attraversati da persistenze e dialoghi tra opere lontane nel tempo, ma profondamente vicine nel pensiero. Nella mostra ricorre, inoltre, un rapporto con la pittura profondamente relazionale, nutrito da conversazioni visive con i grandi maestri della storia dell’arte: da Van Gogh a Malevič, da Mondrian a James Ensor fino a Hans Arp, in una dichiarata appartenenza a una tradizione che Kounellis non voleva abbandonare, ma continuare a trasformare. Attraverso le diverse sezioni tematiche, che abbracciano l’intero arco della carriera dell’artista, emerge così come le ossessioni di Kounellis non si siano mai chiuse in un periodo stilistico, ma abbiano continuato a risuonare e a interrogarci.